
Tagliarsi (autolesionismo)
Pubblicato da Rick Carter su
Tempo addietro ho conosciuto una giovane donna con gli avambracci pieni di tagli. Indossava sempre vestiti a maniche lunghe per coprirli; un giorno, però, ha tirato su le maniche per lavarsi le mani e un’altra ragazza, notando i tagli, l’ha incoraggiata a cercare aiuto. Parlando con lei è emerso che aveva iniziato a tagliarsi oltre un anno fa e il motivo del suo comportamento mi ha sconcertato. Mi ha raccontato che
a casa i genitori litigavano tutto il tempo e ciascuno cercava di convincerla a dargli ragione. Non sapeva in che modo affrontare questo conflitto costante e si sentiva come una corda nel tiro alla fune tra i suoi genitori. Nel tentativo di sfuggire alla situazione, si chiudeva in camera con la musica ad alto volume per coprire le liti dei genitori. Un giorno, mentre si stava rifugiando in camera per scappare dalla guerra che infuriava in casa, si è tagliata accidentalmente ed è svenuta alla vista del suo sangue.
L’innocenza di questo primo evento mi ha colpito perché di sicuro non è stato intenzionale, tuttavia la successiva volta che è corsa verso la sua camera, si è tagliata apposta per evadere da quella situazione come era successo la prima volta. A un taglio è seguito un altro, e prima di potersene rendere conto si stava autoinfliggendo tagli più volte al giorno, anche se la via di fuga offerta dallo svenimento non si ripeteva più. L’evasione era diventata un’abitudine e, in un certo senso, una dipendenza. A mano a mano che investigavo su questo fenomeno, ho scoperto che la sua storia era comune. Anzi, anche se non sempre avviene casualmente, molte persone che si autoinfliggono tagli vogliono fuggire o trovare sollievo dalle circostanze, oppure incontrare il modo di esternare fisicamente il dolore interiore che provano. Alcuni cominciano a tagliarsi per punire la propria debolezza o perché non riescono a gestire i problemi della vita che gli si presentano.
Questo fenomeno, in realtà, sta diventando un’epidemia nella nostra cultura. Di sicuro gran parte della popolazione porta con sé dei fardelli emotivi molto pesanti che non sa gestire. Il problema non è nuovo ma sta alienando dalla società un numero crescente di persone e segnando in modo permanente i loro corpi e le loro esistenze. Tuttavia, ho delle buone notizie al riguardo: vi è un modo migliore di gestire la sofferenza emotiva che l’evasione dai problemi che state cercando. La Bibbia insegna come gestire la sofferenza emotiva in Salmi 55. Nei versetti 4 e 5 si legge “Il mio cuore è angosciato dentro di me, e spaventi mortali mi sono caduti addosso. 5 Paura e tremito mi hanno assalito e il terrore mi ha sopraffatto My heart is sore pained within me: and the terrors of death are fallen upon me. Fearfulness and trembling are come upon me, and horror hath overwhelmed me”. Anche Davide ha provato il dolore emotivo. In un altro passaggio, Davide dice “Volgiti a me e abbi pietà di me, perché sono solo ed afflitto. 17 Le angosce del mio cuore sono aumentate; liberami dalle mie avversità. 18 Vedi la mia afflizione e il mio affanno, e perdona tutti i miei peccati.” Turn thee unto me, and have mercy upon me; for I am desolate and afflicted. The troubles of my heart are enlarged: O bring thou me out of my distresses. Look upon mine affliction and my pain; and forgive all my sins (Salmi 25:16-18). Vi identificate con Davide? Le angosce del vostro cuore sono aumentate? Vorreste che qualcuno notasse la vostra sofferenza e vi aiutasse ma avete paura che ciò vi renderebbe vulnerabili dinanzi agli altri?
La sofferenza emotiva è una prigione terribile che ci intrappola nella vergogna e nel senso di colpa. Potreste pensare che è colpa vostra, che gli altri non vi capirebbero se lo scoprissero e che vi giudicherebbero. Questi sentimenti spingono molti a sprofondare nel buio e li portano a compiere altri tentativi di sfuggire al dolore tra cui l’abuso di sostanze o il suicidio. Inabissarsi ulteriormente nelle tenebre non aiuterà a gestire il dolore emotivo, ma c’è speranza.
Davide ha provato lo stesso desiderio di sfuggire al proprio dolore. Nei versetti 6-8, pronuncia queste parole: “Perciò ho detto: «Oh, avessi io le ali come una colomba! Me ne volerei lontano per trovare riposo. 7 Ecco, me ne fuggirei lontano e dimorerei nel deserto. (Sela) 8 Mi affretterei per trovare un riparo dal vento impetuoso e dalla tempesta”.And I said, Oh that I had wings like a dove! for then would I fly away, and be at rest. Lo, then would I wander far off, and remain in the wilderness. Selah. I would hasten my escape from the windy storm and tempest”. Riconoscete questi sentimenti? Il desiderio della fuga, di fuggire e lasciarsi alle spalle la tempesta che imperversa nel cuore e nella mente non è affatto insolito; a tutti capita di provarlo a volte. È importante capire che non siamo diversi o strani; siamo normali e identificarci con gli altri ci aiuta a trovare accettazione e aiuto.
La Bibbia spiega l’origine della sofferenza emotiva. Nei versetti 12-14, Davide dice: “Poiché non è stato un mio nemico che mi ha schernito, altrimenti l’avrei sopportato; non è stato uno che mi odiava a levarsi contro di me altrimenti mi sarei nascosto da lui. 13 Ma sei stato tu, un uomo pari a me, mio compagno e mio intimo amico. 14 Avevamo insieme dolci colloqui e andavamo in compagnia alla casa di DIO.” “For it was not an enemy that reproached me; then I could have borne it: neither was it he that hated me that did magnify himself against me; then I would have hid myself from him: But it was thou, a man mine equal, my guide, and mine acquaintance. We took sweet counsel together, and walked unto the house of God in company”.Non era un estraneo o un nemico la causa del suo dolore. Si trattava di una persona a lui vicino, una persona autorevole, che amava e di cui si fidava.
Spesso i dolori più grandi possono essere inflitti solo da chi ci è più vicino, da chi sa quali sono i nostri momenti di maggiore vulnerabilità. Queste ferite sono note come l’ABC della sofferenza emotiva. Il dolore può derivare dall’abuso, verbale, fisico o sessuale. Il dolore può essere frutto del tradimento (betrayal, in inglese); spesso è più difficile perdonare chi avrebbe dovuto proteggerci che chi ci ha ferito. Il tradimento può essere di una figura di riferimento, di un amico o di qualcuno a cui abbiamo aperto il nostro cuore. La terza area da cui può derivare questa sofferenza è il conflitto, sia diretto con noi sia il conflitto costante tra le persone che amiamo. Si tratta di uno scontro che logora il cuore e lo spirito. Molti bambini vivono in una situazione di costante agitazione poiché i genitori litigano; questi bambini sviluppano elevati livelli di insicurezza poiché temono che i genitori divorzino. Ci sono altri motivi che causano la sofferenza emotiva, come la morte o la malattia. Dalle mie osservazioni, queste sono le situazioni che affliggono maggiormente le persone.
Però c’è una buona notizia: una volta individuati il problema e l’origine, è possibile gestirli. Davide dà un ottimo esempio di come una persona possa gestire la sofferenza emotiva. Vi sono due cose necessarie ad arrestare il ciclo della sofferenza emotiva nella propria vita. Davide spiega nei versetti 16-18: “Quanto a me, io invocherò DIO, e l’Eterno mi salverà. 17 La sera, la mattina e a mezzogiorno mi lamenterò e gemerò, ed egli udrà la mia voce. 18 Egli riscatterà la mia vita e la metterà al sicuro dalla guerra mossa contro di me, perché sono in molti contro di me.” “As for me, I will call upon God; and the LORD shall save me. Evening, and morning, and at noon, will I pray, and cry aloud: and he shall hear my voice. He hath delivered my soul in peace from the battle that was against me: for there were many with me”.Quindi, nel versetto 22 pronuncia queste parole:” Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli.” “Cast thy burden upon the LORD, and he shall sustain thee: he shall never suffer the righteous to be moved”.Il primo passo per gestire il dolore emotivo è realizzare che è necessario sfogare il dolore e non scappare da esso.
Se vi è mai capitato di trovarvi in un lago artificiale, avrete visto che da una parte vi è un immissario che si riversa nel lago e dall’altra vi è una diga per bloccare l’acqua. I modi con cui avete cercato di gestire il dolore emotivo sono come quella diga: non lo avete affrontato, gli avete semplicemente permesso di accumularsi. Dio ha creato per noi un emissario in cui riversare la sofferenza. Davide ha scoperto di potere riversare la sua sofferenza su Dio e smettere di lasciarla accumulare contro la diga della via di fuga. La Bibbia parla della preghiera come l’atto di purificarsi. Riversare il proprio cuore in Dio significa purificare l’anima. Dio sapeva anche che avremmo avuto difficoltà a riuscirci senza avere davanti qualcuno con cui identificarci che avesse a sua volta sperimentato la sofferenza emotiva.
Spesso si dice che la musica è un’espressione dell’animo e ritengo che sia vero. A volte ho ascoltato musica in cui non riuscivo a identificarmi affatto, chiedendomi cosa ci trovassero gli altri. Ma poi ho realizzato che la musica esprimeva un sentimento interiore che queste persone altrimenti non avrebbero saputo esternare. La musica rifletteva il dolore o la rabbia dei loro animi. Il problema è che spesso si comincia trovando uno sfogo in questa espressione ma poi uno inizia a riflettere sempre di più sugli aspetti negativi della sofferenza e del dolore poiché continua ad ascoltare sempre di più la musica con cui in principio si identificava. Dio sapeva anche che avremmo avuto bisogno di un luogo dove ritrovare gli stessi sentimenti interiori che non eravamo in grado di esprimere. Ci ha dato tre libri interi di canti chiamati il libro dei Salmi, il Cantico dei Cantici e il libro delle Lamentazioni. Questi libri contengono l’espressione dell’intera gamma di emozioni che possiamo provare, dalla gioia estrema all’innamoramento, dall’amarezza alla rabbia e alla sofferenza. In Salmi 109, Davide ha persino confessato a Dio di desiderare la morte dell’uomo che l’ha ferito, di tutta la sua famiglia e che la loro casa venisse distrutta e altro ancora.
Sapevate che Dio conosce già i sentimenti che albergano nel vostro cuore? Non lo sorprenderete ed Egli non vi giudicherà per ciò che provate. Dio desidera che noi riversiamo tutto il nostro dolore su di Lui e che raggiungiamo la purificazione desiderata. Se vi costa cominciare, leggete i libri dei canti della Bibbia fino a trovare il punto che riflette il dolore o le emozioni che provate, usatelo come partenza per le vostre preghiere e raccontate a Dio perché vi è stato fatto un torto e ciò che sentite. Raccontategli tutto, raccontatelo fino a esaurire quel lago di dolore che avete accumulato.
Il secondo passo nella gestione della sofferenza emotiva è interrompere tutti gli immissari che lo alimentano. Non è possibile svuotare il lago se permettiamo al dolore di continuare a pervaderci. Per farlo, dobbiamo sottoporre a Dio chi ci fa soffrire in cuor nostro. È quello che esprime Davide nei versetti 19-21: “DIO mi ascolterà e li umilierà, egli che siede sovrano da sempre, perché essi non cambiano e non temono DIO. (Sela) 20 Egli ha steso le mani contro quelli che vivevano in pace con lui ha violato il suo patto. 21 La sua bocca era piú dolce del burro, ma nel cuore aveva la guerra; le sue parole erano più morbide dell’olio, ma erano spade sguainate.” “God shall hear, and afflict them, even he that abideth of old. Selah. Because they have no changes, therefore they fear not God. He hath put forth his hands against such as be at peace with him: he hath broken his covenant. The words of his mouth were smoother than butter, but war was in his heart: his words were softer than oil, yet were they drawn swords”. Nel versetto 23, si legge: “Ma tu, o DIO, farai scendere costoro nel pozzo della perdizione; gli uomini sanguinari e fraudolenti non giungeranno alla metà dei loro giorni; ma io confiderò in te.”
But thou, O God, shalt bring them down into the pit of destruction: bloody and deceitful men shall not live out half their days; but I will trust in thee.”
Sottoporli a Dio in cuor nostro significa dover presentare le loro colpe a Dio e accettare che solo Egli possa davvero compiere giustizia con chi ci ferisce. So che può sembrare che così la passeranno liscia, ma vi assicuro che l’unico modo in cui subiranno la giustizia, sarà attraverso Dio. Dio non sempre punisce le persone immediatamente. A volte concede loro la grazia del pentimento per i loro peccati, ma se non si pentono, Egli infligge sempre giustizia per i peccati commessi.
Ciò non significa neanche che dobbiamo aspettare inermi che succeda qualcosa, in attesa che gli altri vengano giudicati. Se lo facessimo, resteremmo ancora succubi delle cattive azioni altrui. Piuttosto, Dio ci chiede di sottoporre a Lui queste colpe e di accettare che sia Lui a portarne il fardello per noi sulla croce di Gesù Cristo. Questa è l’essenza del perdono. Nella Lettera agli Efesini 4:31-32, la Bibblia dice “Sia rimossa da voi ogni amarezza, ira, cruccio, tumulto e maldicenza con ogni malizia. 32 Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo.”
Let all bitterness, and wrath, and anger, and clamour, and evil speaking, be put away from you, with all malice: And be ye kind one to another, tenderhearted, forgiving one another, even as God for Christ’s sake hath forgiven you.”
Rabbia, amarezza, desiderio di vendetta per la propria sofferenza o desiderio di ferire chi ci ha ferito non saranno d’aiuto per sentirci meglio. Dio ha indicato, invece, che dovremmo accantonare questi sentimenti ed Egli ci ha dato il modo per farlo. Egli afferma che possiamo rimuovere questi sentimenti autodistruttivi perdonando gli altri e ci spiega anche come. Dio ha predisposto il perdono del peccato consentendo a Gesù Cristo di morire sulla croce. La Bibbia spiega che la punizione per il peccato è la morte e che Gesù è morto per tutti i peccati. Gesù è morto per i peccati che commetteremo e per quelli che saranno commessi contro di noi. Dio accetta il pagamento di Gesù per il peccato ed Egli ci fa sapere che accettandolo a nostra volta possiamo perdonare gli altri per i torti che abbiamo subìto. Portarci appresso la sofferenza che ci è stata inflitta dai peccati altrui non fa altro che farci soffrire.
Ricordiamo che Dio ci ha perdonato grazie a Cristo. Dio non riflette per decidere se siamo meritevoli del perdono per i nostri peccati. Egli decide semplicemente di perdonare basandosi sul sacrificio di Cristo per noi. Allo stesso modo, non dobbiamo preoccuparci se gli altri meritano di essere perdonati o meno: si meritano il perdono tanto quanto noi. Il perdono non dipende dal fatto che una persona se lo meriti, ma dal fatto che tale fardello non sia più a nostro carico, che non riguardi né gli altri né noi.
Vorrei chiarire che perdonare non significa che il comportamento altrui sia stato corretto: ovvio che no! Ecco perché Cristo ha pagato il prezzo per i peccati altrui. Perdonare significa accettare il pagamento di Cristo per la colpa. In secondo luogo, perdonare non significa concedere agli altri il diritto di ferirci di nuovo. Infatti, se gli altri non si sono pentiti per le loro azioni, non dovremmo riprendere la nostra relazione con loro. Dio ha scelto di perdonare tutti i peccati con Cristo, ma non risaniamo la nostra relazione con Lui finché non ci pentiamo e ci affidiamo a Lui per accettare il Suo perdono. Il perdono e il pentimento sono le due facce opposte del risanamento.
Accettare le risposte di Dio alla nostra situazione e agire in fede è il modo per permetterci di alleviare la sofferenza accumulata e proseguire con la nostra vita.
