AccessDeniedAccess DeniedRGGCDMT046ZMHN0PqM5pnJBHg/TGEqv3IA5ZxQY0bSnoJeIPYm38Y17xDrzbzZJ2beuj5Glf8hq+wkQJ3h7uPKHA+y8= Il dolore – Risposte Per La Vita

Il dolore

Come affrontare il dolore e la perdita di una persona cara

Pubblicato da Rick Carter su

 

È giusto elaborare il lutto

Uno dei passaggi della Bibbia più utili per affrontare il dolore si trova nella Genesi 23:1-4. Non è il primo punto della Bibbia in cui si fa menzione della morte, tuttavia ci fornisce alcuni importanti principi su come affrontarla che tutti dovrebbero sapere. Qui leggiamo: “Ora Sara visse centoventisette anni. Questi furono gli anni della vita di Sara. E Sara morì a Kirjath-Arba, (che è Hebron), nel paese di Canaan; e Abrahamo entrò a far lutto per Sara e a piangerla. Poi Abrahamo si alzò dalla presenza del suo morto e parlò ai figli di Heth, dicendo: io sono straniero e avventizio fra voi; datemi la proprietà di un sepolcro fra voi, affinché possa seppellire il mio morto e togliermelo davanti agli occhi.And Sarah was an hundred and seven and twenty years old: these were the years of the life of Sarah. And Sarah died in Kirjatharba; the same is Hebron in the land of Canaan: and Abraham came to mourn for Sarah, and to weep for her. And Abraham stood up from before his dead, and spake unto the sons of Heth, saying, I am a stranger and a sojourner with you: give me a possession of a buryingplace with you, that I may bury my dead out of my sight.”

È giusto elaborare il lutto

Pertanto, cosa apprendiamo da questo passaggio appena letto per affrontare la morte come la Bibbia insegna?

Prima di tutto, che è giusto elaborare il lutto per i morti. “Elaborare il lutto” significa letteralmente strapparsi i capelli e percuotersi il petto, lamentarsi e provare dolore. È normale sfogare il dolore e l’afflizione, è normale sedersi a fianco a una persona deceduta e piangere. Dobbiamo comprendere che ciò non serve a nulla per la persona deceduta: non possiamo cambiarne la situazione, né influenzarne la posizione in paradiso o nell’inferno; infatti, queste cose non dipendono da noi, ma da ciò che la persona ha fatto.

Tuttavia chi non elabora il lutto e non piange ha un grave problema. Chi non lo fa, reprime un comportamento normale e naturale e si troverà ad affrontare un conflitto ben maggiore più avanti. In termini concreti, ciò che elaboriamo non è solo l’assenza della persona deceduta, ma, se la persona era a noi vicina, elaboriamo anche la perdita di una parte di noi stessi, di una parte della nostra identità. Questo succede soprattutto a chi si è occupato della persona deceduta o a chi è stato sposato con questa persona per molti anni. L’identità di queste persone è così intrecciata a quella della persona deceduta che è difficile riconciliarla con chi sono adesso, su come sarà la loro vita da qui in poi; potrebbero dire “una parte di me se n’è andata”.

È fondamentale realizzare che la nostra identità non può essere rimessa a nessuno salvo che a Gesù Cristo. Siamo una nuova creatura in Lui e la nostra identità deve essere rimessa a Lui se vogliamo superare la perdita di una persona cara. Se Cristo è in noi, il nostro approccio alla morte cambia. Lettera ai Romani 8:10: “Se Cristo è in voi, certo il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustizia.And if Christ be in you, the body is dead because of sin; but the Spirit is life because of righteousness.” Dobbiamo riconoscere che la nostra vita è in Cristo, Egli è nel nostro cuore. La Lettera ai Galati 2:20 riporta: “Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono piú io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.I am crucified with Christ: nevertheless I live; yet not I, but Christ liveth in me: and the life which I now live in the flesh I live by the faith of the Son of God, who loved me, and gave himself for me.” Fate caso alle parole di Paolo: “IoI” ossia il vecchio “io”, il vecchio uomo, “sono stato crocifisso con Cristo.am crucified with Christ”

Se oggi veniamo salvati, non siamo più le persone che eravamo prima. La nostra identità è in Dio. Sono consapevole che ci identifichiamo molto con i nostri cari ma loro non sono noi. La nostra relazione con loro non ci definisce in modo completo. Amo mia moglie e non potrei immaginare di vivere senza di lei, non voglio neanche scoprire come sarebbe, ma se dovesse succedere, mi dovrei ricordare che con la sua morte non termina la mia vita, poiché la mia vita non è in mia moglie, è in Gesù Cristo. La nostra vita non si trova in un nessun’altra persona in terra, bensì in Gesù Cristo.

Secondo, a un certo punto bisogna smettere di elaborare il lutto. Lo dice il versetto 3 del nostro testo che Abramo si allontanò dalla salma. Non è rimasto accanto al corpo esanime di Sara per sempre. Dobbiamo realizzare che abbiamo ancora una vita da vivere e che Dio ha ancora una missione per noi. Molti anni fa, mentre mi trovavo in viaggio in Inghilterra, stavo consegnando dei volantini di casa in casa e sotto alla veranda di una di esse ho trovato una signora seduta, in pigiama, che piangeva. Le chiesi cosa fosse successo e lei mi rispose che era triste poiché era venuto a mancare suo padre. La signora era sulla cinquantina. Le domandai se avrei potuto tornare successivamente; lei acconsentì e dunque un giorno mi feci accompagnare da un missionario e mi recai a farle visita. Una volta giunti lì, ci invitò a entrare nella sua casa: era un santuario del suo defunto padre. Cominciò a raccontarci che si era presa cura di suo padre sin dall’adolescenza e di come avesse fatto di tutto per lui. Le chiesi da quanto era venuto a mancare e mi rispose: “Da quattro anni”! Era completamente avvolta nel dolore e non aveva mai smesso di portare il lutto poiché era priva di un’identità individuale.

E dato che non aveva una sua identità, non aveva alcuno scopo nella vita. La sua funzione era sempre stata quella di occuparsi del padre e ora non sapeva cosa fare. Nella Romani 8:28 leggiamo: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.And we know that all things work together for good to them that love God, to them who are the called according to his purpose.” Noi possiamo perdere uno scopo, ma Dio ne ha uno per noi. La nostra chiamata è lo scopo che Dio ha per noi. Passare dalla nostra confusione allo scopo di Dio per la nostra vita è essenziale per allontanarci dai morti e proseguire la vita che ci è stata data.

 

Per porre fine a un lutto, la salma deve essere sepolta lontana dalla vista. Qualche tempo fa ho prestato consulenza a un uomo che era sopraffatto dal dolore per la morte della moglie. Era venuta a mancare da oltre sei mesi e lui non faceva altro che peggiorare. Quando ci siamo seduti a parlare, mi ha raccontato di quanto le mancasse e di non essere sicuro di potere continuare a vivere senza di lei. Ha estratto un telefono dalla tasca e mi ha spiegato che era il telefono della moglie: lo aveva tenuto attivo per potere chiamare la segreteria telefonica e ascoltare la voce della moglie. La chiamava decine di volte al giorno. La sua mente gli diceva che la moglie era ancora lì, ma lui sapeva che non era così: questa confusione lo stava distruggendo.

Abramo disse: devo seppellire la mia defunta lontano dagli occhi. Ha messo via le cose di Sara. Non per dimenticarla, ma per dirle addio; non intendeva rinnegare che Sara fosse parte della sua vita, bensì intendeva dire che era morta e che lui voleva proseguire con la propria vita, e questa era tra i vivi e non tra i morti. La morte prima o poi arriva quando si è tra i vivi; noi siamo tra i vivi e chi è morto deve essere allontanato dagli occhi o ci concentreremo sulla morte anziché sulla vita. Non significa sprezzarne la memoria. Arriverà un momento in cui il nostro cuore sarà guarito dal dolore e dall’afflizione e a quel punto potremo ricordare i nostri morti con una gioia e un affetto sani e positivi. Ma finché teniamo tutto dinanzi ai nostri occhi, è come tenere la loro salma in salotto. Arreca un odore di putrido e tristezza. Deve essere messa via.

Per riporre altrove una salma serve tempo; Abramo dovette preparare un luogo adeguato. Servono anche soldi: Abramo comprò un luogo per la sepoltura e lo pagò quattrocento monete d’argento. Una moneta equivale a circa quindici grammi d’argento, per cui, stando alle valutazioni attuali, la tomba gli costò circa 6000 euro. Allontanare i morti dalla vista non si riferisce solo ai loro corpi, ma anche agli oggetti che abbiamo in casa e nei posti in cui viviamo che potrebbero ancorarci al passato nel nostro quotidiano. Finché non abbiamo avuto tempo per sanarci, quegli oggetti dovrebbero essere tolti dalla nostra vista.

A questo punto della Genesi, Isacco ha circa 37 anni, Abramo 137 e Sara è morta a 127 anni. Non importa quale sia l’età di una persona: quando ci troviamo davanti alla morte, è terribile e doloroso. Il motivo per cui è una prova così triste è per ciò che rappresenta. La morte fisica è un promemoria del costo del peccato.

Nella Genesi 2:17 Dio disse ad Adamo ed Eva: “ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai.But of the tree of the knowledge of good and evil, thou shalt not eat of it: for in the day that thou eatest thereof thou shalt surely die.” Sappiamo dalla Lettera ai Romani 6:23 che “Infatti il salario del peccato è la morte,The wages of sin is death,…”

 

Prima del peccato di Adamo ed Eva nel giardino, non esisteva la morte, né fisica né spirituale. L’uomo era stato creato perfetto e non aveva mai sperimentato la morte. Ma il peccato ha introdotto la morte, il peccato ha introdotto l’afflizione e il dolore. E la morte fisica è un promemoria onnipresente delle conseguenze del peccato.

Quando guidiamo e passiamo a fianco a un cimitero, abbiamo sotto gli occhi la realtà delle conseguenze del peccato. Ecco perché dedichiamo tantissimo tempo a cercare di abbellirla: l’addobbiamo e l’adorniamo di fiori, trucchiamo il morto e lo vestiamo con un abito elegante, compriamo bare speciali per dare un aspetto distinto al funerale e diamo una falsa apparenza alla verità della morte.

La verità, tuttavia, è che la morte fisica non è la fine dell’umanità. La Genesi 25:8 dice: “Poi Abrahamo spirò e morì in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo.Then Abraham gave up the ghost, and died in a good old age, an old man, and full of years; and was gathered to his people.” L’anima non cessa di esistere dopo la morte del corpo. Il corpo è solo la custodia dell’anima, è caduco, è destinato a morire, ma la nostra anima è immortale. Vivremo sempre, da qualche parte.

 

Nella Genesi 2:7 si legge: “Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.And the LORD God formed man of the dust of the ground, and breathed into his nostrils the breath of life; and man became a living soul.” L’anima è la sede dell’intelletto delle emozioni, e queste due, insieme, formano la volontà. L’anima è cosa pensiamo e proviamo. I termini “cuore”, “mente” e “anima” sono spesso usati in modo intercambiabile nella Bibbia, parlando dello stesso ambito del pensiero e dei sentimenti.

 

L’anima è diversa dal corpo e dallo spirito; l’anima è la coscienza che abbiamo di noi stessi, il corpo è la coscienza fisica e lo spirito è la coscienza di Dio. Tuttavia, lo spirito è anche coscienza dello spirito altrui.

Nel racconto di Lazzaro e l’uomo ricco, nel Vangelo di Luca 16:22-24, è scritto: “Or avvenne che il mendicante morí e fu portato dagli angeli nel seno di Abrahamo; morí anche il ricco e fu sepolto. 23 E, essendo tra i tormenti nell’inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno. 24 Allora, gridando, disse: “Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiammaAnd it came to pass, that the beggar died, and was carried by the angels into Abraham’s bosom: the rich man also died, and was buried; And in hell he lift up his eyes, being in torments, and seeth Abraham afar off, and Lazarus in his bosom. And he cried and said, Father Abraham, have mercy on me, and send Lazarus, that he may dip the tip of his finger in water, and cool my tongue; for I am tormented in this flame.”

 

Prima della resurrezione, l’Inferno era diviso in due zone: tutti gli uomini finivano all’Inferno perché il pagamento per il peccato non era ancora avvenuto. Tuttavia, non tutti si trovavano nel tormento: in questo passaggio è spiegato che chi si era fidato di Dio era consolato e chi si era fidato delle proprie ricchezze o dei propri averi era tormentato. Da qui si capisce – dai loro sensi, pensieri e sentimenti – che la loro anima era ben cosciente della situazione.

Per cui, qui siamo messi davanti alla morte e quindi davanti alle conseguenze del peccato. Lo stato di separazione fisica dal corpo e la separazione eterna da Dio si chiama seconda morte. Nell’Apocalisse 21:8 è scritto: “Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda.But the fearful, and unbelieving, and the abominable, and murderers, and whoremongers, and sorcerers, and idolaters, and all liars, shall have their part in the lake which burneth with fire and brimstone: which is the second death.”

 

La prima morte ci ricorda della morte più grande che aspetta coloro i quali respingono Dio. La morte ci porta a mettere in questione la nostra posizione con Dio. Nell’Apocalisse 20:13-15 si legge: “E il mare restituí i morti che erano in esso, la morte e l’Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda. 15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.And the sea gave up the dead which were in it; and death and hell delivered up the dead which were in them: and they were judged every man according to their works. And death and hell were cast into the lake of fire. This is the second death. And whosoever was not found written in the book of life was cast into the lake of fire.”

 

La domanda che la morte dovrebbe spingerci a porci è questa: il mio nome è scritto nel libro della vita in paradiso e quindi non sarò tra quelli destinati alla seconda morte? Realizzate oggi stesso che l’unico modo affinché il vostro nome figuri nel libro della vita in paradiso è accettare il pagamento di Gesù Cristo sulla croce per i vostri peccati. Potete vedere che se verrete giudicati secondo le vostre opere, sarete gettati nello stagno di fuoco. Perché? Si legge nella Lettera ai Romani 3:23 “poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,For all have sinned, and come short of the glory of God;”

 

Tuttavia, quando obbediamo al Vangelo, rimettiamo la nostra fede nella sepoltura e nella resurrezione di Gesù Cristo come l’unico pagamento accettabile per il peccato; in paradiso, Dio ci accoglie sulla base del merito di Cristo. Egli perdona i nostri peccati in nome di Cristo. La Lettera gli Efesini 4:32 riporta: “Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo.And be ye kind one to another, tenderhearted, forgiving one another, even as God for Christ’s sake hath forgiven you.”

 

Giacomo 5:20 ci racconta: “sappia costui che chi allontana un peccatore dall’errore della sua via, salverà un’anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati.Let him know, that he which converteth the sinner from the error of his way shall save a soul from death, and shall hide a multitude of sins.” La Bibbia ci illustra che quando confidiamo in Gesù Cristo come nostro Salvatore, la nostra anima si salverà dalla seconda morte. I nostri peccati sono coperti e Dio ci vede come virtuosi. Ci vede purificati dal peccato.

Dunque, questo è quanto apprendiamo dal fatto della morte, ma desidero dedicare alcuni minuti a imparare alcuni aspetti pratici su come gestire la morte che ciascuno di noi dovrebbe comprendere, poiché tutti noi saremo messi alla prova dalla morte di una persona cara. Fino a quando Cristo non tornerà tra gli uomini, ogni persona sarà condannata a rientrare nella statistica ineluttabile: 10 persone su 10 muoiono.

Vedete, Dio sa come aiutarci a superare la morte, sia quando si tratta della perdita dei nostri cari che quando riguarda la seconda morte. Il primo passo consiste nell’assicurarci che il nostro nome sia scritto nel libro della vita in paradiso. È stato scritto il nostro nome? Siamo stati salvati? In tal caso, non dobbiamo temere la morte poiché Gesù l’ha conquistata per noi.

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